Il delitto perfetto, quello che non ha colpevoli, non esisteva nel Paese dei Carpazi prima di quel lampeggiante lunedì 29 febbraio, anno ****, nottata di pioggia e fulmini sulla Capitale, quando un colpo di pistola risuonò nella Sala dei Pavoni. E un urlo si spense, scivolando via insieme col cadavere eccellente.
E’ morto il Presidente della Repubblica. Lo ha ucciso il presidente del Senato. Suonano allarmi e trombe. Accorrono i Corazzieri a cavallo, gli uomini della Scientifica, quelli dei Servizi segreti, un manipolo di magistrati. Arriva il Presidente della Camera. Arriva il Presidente del Consiglio. Infine (e in esclusiva) la Cnn dei Carpazi.
L’assassino è scosso. Siede, con una certa eleganza, sul sofà. Conversa. Ammette: “Non so cosa mi capitò. Giocavamo a zecchinetta. L’ira di un attimo, presumo. Son sconcertato”. Sorseggia Malvasia. Gli inquirenti lo guardano a distanza. Non può essere ammanettato: secondo il nuovissimo Lodo *** votato dalla Camera Federale per le quattro più alte cariche dello Stato, è immune da qualunque arresto. Ma a onor del vero la legge, che pure lo tutela, non basta a renderlo insensibile a quel sangue sui tappeti. Lo tormenta un capogiro. Lo infiacchisce il rimorso.
Siamo nel cuore del giallo senza giallo. Siamo nella bella città d’antica storia. Democrazia d’Occidente, perla d’Europa, distesa tra mutevoli alture dei Cinque Colli, bagnata dal Fiume, ingentilita dai gerani, carica di sogni telefonici che si dispiegano dentro conversazioni oniriche, dove passeggiano femmine con piccoli guinzagli e perizoma e strass. Celebri al pubblico come: “Le Mie Fanciulle”.
Il Presidente è morto. Era il piu’ alto delle alte cariche. Era il più tranquillo. Era il più elegante. Che si fa ora?
Nel Paese serpeggia scalpore. Bandiere scendono a mezz’asta. Il Presidente del Consiglio, che era il quarto alto delle quattro alte cariche e che adesso è il terzo alto delle tre alte cariche, si incarica del Messaggio alla Nazione. Un video con la calza dalla Villa. Un testo asciutto. Con la foto della salma in primo piano e un incipit del tipo: “Questo è il Presidente che amo”. All’indicativo presente. Che rende esplicito il legame. Commovente il dolore. Inevitabile l’eredità.
Giuristi studiano (intanto) le carte. La vittima è certa, non lo è il carnefice. Il fatto è accaduto, ma in una sua metà si è dissolto. Fumus aleggia. Il colpevole esiste, ma non è giudicabile. Tutti i reati provvede a cancellarglieli la legge. Per restituirglieli occorreranno dimissioni in grado di smontargli lo scudo di seconda alta carica. Perché finchè resta in carica, l’alta carica lo rende immune. Ha agito da solo. Senza disegni, senza movente. A guardar bene senza neppure cattiveria. Anzi si è già pentito. E pentendosi piange. E piangendo si libera. E liberandosi si apre a un cauto conversare: “D’ora in avanti vivrò nell’amarezza”.
Giustizialisti sospettano. Toghe avvelenano. Giovani girotondi fomentano. Li zittisce per tempo il Presidente del Consiglio che afferma che la legge è legge, va rispettata. Il Presidente del Senato è immune. Farlo dimettere non sarebbe garantista. E quindi resta innocente fino al terzo grado di giudizio al quale si arriverà dopo il giusto processo, la ricusazione dei giudici, il riesame della Consulta, il parere della Corte dell’Aia, il Patteggiamento allargato e l’ultimo appello al Tar dei Carpazi. Per il momento il processo non si fa, ci mancherebbe. Fino a quando? Lo decideranno le alte cariche e i loro pari, eletti dal popolo, non qualche impiegato statale che indossa una toga grazie a un discutibile concorso. Sarà un processo a porte chiuse contro ogni spettacolarizzazione. E sarà un processo giusto. Il Presidente del Consiglio lo giura sul suo onore (immune) e sulla testa dei suoi nove figli. Questione chiusa.
Di aperto resta il vuoto politico. Che in politica non esiste. Va riempito. Perché senza Presidente non si può stare. Il Lodo *** lo consente. La Nazione lo chiede. Le Camere Federali lo pretendono. Addirittura inneggiano all’ora finalmente giunta. S’apre per la quarta alta carica la via che conduce in vetta al vento della prima. Il Presidente del Consiglio diventa il Presidente della Repubblica. L’apoteosi di una vita, cominciata vendendo temi in classe e torri nella nebbia e notti da un drive-in elettronico.
Il resto segue come un Domino di 1816 tessere. Il delitto perfetto, almeno nei Carpazi, adesso esiste.
giovedì 31 luglio 2008
Non solo Argelato, n.3
giovedì 24 luglio 2008
Porta a Porta a San Francisco
Mentre ad Argelato continua la battaglia tra PaP e ApA, tra raccolta porta a porta e raccolta stradale ho avuto modo di girare il mondo e qualche giorno fa sono stato a San Francisco. La meravigliosa cittadina americana conta 744.041 abitanti, copre un'estensione di 122 km² e come potete notare dalla foto, effettua la raccolta porta a porta. La città è pulitissima sia nel centro che nella sterminata periferia della contea dove si possono trovare molte case disperse nel nulla con i cassonetti colorati (simili ai nostri) davanti al cancello, nei giorni di raccolta.
Argelato conta 8.680 abitanti e ha una superficie di 35,2 km², non ha grattaceli di 50 piani, non ha negozi, aziende o quartieri paragonabili a quelli di San Francisco, ma ha un gruppo di cittadini che ha il coraggio di trovare inapplicabile il PaP nel nostro comune perchè troppo costoso o troppo faticoso (in realtà spesso non si capisce il perchè, n.d.a.).
Il PaP è un buon metodo di raccolta differenziata, ma è soprattutto un ottimo modo per conoscere e toccare con mano il problema dei rifiuti e quello dell'acquisto delle materie prime più o meno reciclabili e quindi più o meno dannose per l'ambiente. Domenica 23 novembre 2008, dalle ore 8,00 alle ore 21,00, si svolgerà ad Argelato il referendum comunale abrogativo sulla raccolta differenziata con modalità porta a porta. Non permettiamo ad ApA di rovinare il nostro comune e il nostro pianeta per motivi così futili. Marani Davide.

San Francisco - 9 luglio 2008
venerdì 27 giugno 2008
Non solo Argelato, n.2
Vi riporto un interessante articolo uscito ieri sul Financial Times, uno dei giornali più prestigiosi d'Europa. Come al solito per capire cosa succede in Italia bisogna andare all'estero.
“Oh no, non ancora.
Ancora una volta il focus di Berlusconi è sé stesso e non gli italiani.
Silvio Berlusconi è in carica in Italia da 50 giorni. Guardare il suo nuovo governo in azione è un po’ come mettersi a sedere per guardare un cattivo vecchio film ancora una volta. Quando il leader di Forza Italia governò l’Italia dal 2001 al 2006, spese troppo tempo a legiferare per proteggere sé stesso dai procedimenti giudiziari e troppo poco per riformare l’economia italiana. E’ presto per dare giudizi definitivi, naturalmente. Ma l’ultima prova di governo di Berlusconi assomiglia già a un altro film dell’orrore.
Ancora una volta, il settantunenne primo ministro sta spendendo molta della sua energia politica per fare leggi che lo proteggano dai pubblici ministeri italiani. Vuole fare approvare una legge che sospenderebbe per un anno molti processi per i quali è prevista una condanna inferiore ai 10 anni. Se la legge sarà approvata verrà affondato il processo previsto per l’inizio del mese prossimo nel quale Berlusconi è accusato di aver pagato 600.000 dollari al suo avvocato inglese, David Mills. L’opposizione ha soprannominato la legge: “salva premier”.
Berlusconi non si ferma qui.
Sta anche cercando di introdurre una legge che garantirebbe l’immunità dai processi alle principali cariche dello Stato, inclusa la sua. Una tale legge sarebbe impensabile nella maggior parte degli Stati occidentali ed è stata giudicata incostituzionale dalla Corte costituzionale quando Berlusconi cercò di introdurla nel 2004. Ora che è ritornato, Berlusconi ci prova un’altra volta.
Tutto questo sarebbe di modesto interesse se Berlusconi spendesse la stessa quantità di energia per riformare la declinante economia italiana. Ma anche qui le paure stanno crescendo. L’ultima volta che ebbe il potere, uno de peggiori errori di Berlusconi fu di lasciare fuori controllo il deficit italiano e la spirale dei debiti. Ci si interroga se stiamo per rivedere la stessa situazione.
Il governo Berlusconi ha introdotto una previsione finanziaria con una crescita del deficit pubblico dall’1,9% del prodotto interno lordo del 2007 al 2,5% del 2008. La crescita può essere giustificata dalla bassa crescita economica; ma non si sono ancora segnali che questo governo stia mantenendo una stretta presa sulla spesa pubblica.
Per la salute dell’Italia, le cose devono migliorare da qui. Il Paese ha una delle crescite più basse nell’area dell’euro. C’è bisogno di un governo serio e responsabile per invertire il processo economico. Ieri Berlusconi ha detto che i pubblici ministeri italiani lo hanno costretto a un “Calvario” senza fine. Ma l’unico “Calvario” sofferto in questa storia è quello sopportato dall’Italia, che ha bisogno di una drammatica inversione di tendenza delle sue fortune politiche ed economiche.”
mercoledì 18 giugno 2008
Pannolini ecologici
I pannolini per bambini sono una delle parti più critiche della gestione dei rifiuti. Nei primi 3 anni di vita per gestire i bisogni fisiologici dei nostri piccoli se si utilizzano pannolini usa e getta, si producono infatti fino a 1000Kg di rifiuti non riciclabili.
Secondo una ricerca dell'Università di Kiel (Germania) vengono sprecati annualmente per bimbo:
28 metri cubi di acqua di scarico, 208 Kg di materie prime non rinnovabili, 361 Kg di materie prime rinnovabili ed una superficie di terreno pari a 31.000 ettari. 8900 Megajoule se ne vanno in energia.
Ma l'alternativa è possibile. Sono ormai diversi i siti che consento di ordinare eco-pannolini riciclabili e riutilizzabili, risparmiando non solo in materie prime, ma anche in denaro, garantendo ugualmente lo stesso livello di igene e sicurezza per il bambino.
Così facendo si evitano 1000Kg di rifiuti in tre anni, si risparmiano da 1500 a 2000 euro a bambino, si utilizza meno della metà di acqua, un solo ottavo di materie prime non rinnovabili, il 90% in meno di materie prime rinnovabili ed un terzo di energia. Anche l'utilizzo dei suoli è da 4 a 30 volte inferiore.
Di seguito riportiamo alcuni link interessanti:
mercoledì 4 giugno 2008
Fragole con panna il G.A.S. di Funo
Il 19 Maggio è nato anche a Funo il primo Gruppo di Acquisto Solidale. L'attività che è ancora in fase di test, si è prefissa l'iniziale obiettivo di fornire una volta a settimana frutta e verdura di stagione, raccolta nelle nostre campagne, direttamente al consumatore finale, non solo per ridurre i costi legati agli intermediari commerciali, ma anche per sensibilizzare il consumatore ad acquistare unicamente prodotti locali. La linea è quella dei prodotti a KM Zero, sostenuta da Coldiretti in questi ultimi mesi. Questa filosofia di acquisto, se applicata su larga scala, ridurrebbe sensibilmente l'inquinamento legato al trasporto di prodotti coltivati in terre lontane, conservati all'interno di celle frigorifere e trattati con conservanti chimici. In questo modo non ci guadagna solo l'ambiente, ma anche la nostra salute.
Per maggiori informazioni visitate il blog fragoleconpannafuno.blogspot.com o scrivete a fragoleconpannafuno@gmail.com.
giovedì 29 maggio 2008
Cosa beve Argelato?
Il 17/03/2008 avevo pubblicato un articolo per mettere a confronto le acque minerali in bottiglia con quelle dei nostri rubinetti, accusando la pubblicità di aver convinto erroneamente le persone che il prodotto più inquinante e costoso dei due sia quello più sicuro e controllato. A distanza di 2 mesi anche il comune di Argelato si è interessato al problema pubblicando, in data 26/05/2008, un documento rilasciato dal Servizio Igiene Alimenti e Nutrizione dell'Azienda USL di Bologna su 13.500 controlli eseguiti presso l'acquedotto di Bologna negli ultimi 18 anni (1991 - 2007). Il documento (scaricabile qui) racconta di acque in ottima salute nelle nostre tubature e conclude con il seguente monito: "Il consumo di acqua minerale è in forte crescita nel mondo e l'Italia si trova al primo posto per consumo procapite con 183,6 litri di acqua consumati in un anno. Oltre ai maggiori impatti ambientali dovuti al fatto che il trasporto dell'acqua in bottiglia su lunghe distanze comporta forti consumi di combustibili fossili, il consumo di acqua minerale comporta una spesa consistente. Considerando un consumo medio di 1.000 litri all'anno per una famiglia di tre persone e il prezzo medio di 25 centesimi per litro di alcune acque minerali naturali in commercio, la spesa per l'acqua minerale è di circa 250 euro all'anno. La spesa per la stessa quantità di acqua proveniente dall'acquedotto sarebbe invece di solo 1 euro all'anno."
I costi in termini di materie prime, legati alla produzione di una singola bottiglia d'acqua da 1,5 litri, esclusi i consumi per le operazioni di trasporto, estrazione materie prime e smaltimento, vengono quantificati in (*) :
- 80 gr. di petrolio
- 0,7 l. di acqua (metà di quanto la bottiglia può contenere)
- anidride carbonica (92 gr.)
- ossido di azoto (0,8 gr.)
- ossido di zolfo (1 gr.)
- idrocarburi (1,6 gr.)
- monossido di carbonio (0,72 gr.)
* fonte: Paul Mc Rande, The green guide, in State of the world 2004, Edizioni Ambiente, Milano 2004, pagg. 136-137
martedì 20 maggio 2008
Non solo Argelato, n.1
Che futuro ci attende? Ce lo spiegano Travaglio e de Giovannangeli.
Non per disturbare il dialogo tra maggioranza e opposizione, meritato premio a questo meraviglioso governo e al suo premier, noto statista. Ma forse, parlando con pardòn e chiedendo scusa alle signore, specie a quelle di nome Anna, va segnalato che lo splendido governo in questione, prim’ancora di cominciare, è già riuscito ad aprire una mezza dozzina di crisi diplomatiche. Ricapitolando, sulla scorta dell’ottimo articolo di Umberto de Giovannangeli.
Il Libano ci guarda in cagnesco perchè l’ottimo Antonio Martino propone di ritirare la missione Unifil e lo Statista di Milanello annuncia nuove regole d’ingaggio, poi smentito dal neoministro La Rissa. Il quale però apre subito un nuovo fronte in Afghanistan, annunciando una bella “missione di guerra”. Poi c’è la Libia, che non dimentica la decina di morti a Bengasi a causa della brillante t-shirt di Calderoli. Il quale, puntualmente promosso ministro, si scusa. Ma poi provvede Bossi a riaprire il fuoco (“Gli immigrati? Sono i libici che li mandano. La lingua di Gheddafi è sempre stata lunga”).
La Romania è allarmatissima per i raid e le ronde nei campi rom, nonché per gli annunci di espulsioni di massa. Frattini, esauriti gli estintori, corre ai ripari. Ma intanto gli scappa la Spagna, che accusa l’Italia di xenofobia. Maroni ci mette una pezza, ma riecco Bossi col fuciletto a tappo: “Sono gli spagnoli che sparano sugli immigrati”. Una ministra spagnola, memore della sparata del Cainano sulle “troppe donne nel governo Zapatero”, sostiene che gli servirebbe un bravo psichiatra, mentre altri suoi colleghi insistono sul clima razzista in Italia. Apriti cielo: ambasciatori convocati, tensione diplomatica, Frattini intima Zapatero di “richiamare all’ordine i suoi ministri”. Si risente persino Piercasinando: gli spagnoli si facciano i fatti loro. Strano: ogni qualvolta Zapatero osa legiferare senza il permesso del Vaticano, Piercasinando dichiara guerra alla Spagna. E nel 2003 i suoi alleati di An e Il Foglio diedero il benvenuto al neopremier Zapatero dicendo che con lui aveva vinto Al Qaeda. A questo punto, per non restare solo, anche Frattini dà fuoco alle polveri: rivedere il trattato di Schengen sulla libera circolazione in Europa. La Commissione europea manda a dire che se lo può scordare. Ma lo spensierato ministro degli Esteri, noto moderato, ha già pronta una nuova dichiarazione di guerra, e non, per dire, alle Isole Andemane o alla Lapponia, due nemici che sarebbero persino alla nostra portata. No, Frattini attacca l’Iran. Da solo. Così, pacatamente, en passant.
Restiamo nella sgomenta attesa del prossimo obiettivo: esauriti in una settimana tutti i paesi più a tiro, temiamo che ora tocchi alla Cina, già più volte massaggiata da Tremonti e Bossi con terribili minacce di dazi doganali (un miliardo e mezzo di cinesi sta ancora tremando) e sistemata dal Cainano, che nel 2006 rivelò come i cinesi fossero specializzati nel bollire bambini neonati per farne concimi per i campi. L’aveva letto sul Libro Nero del Comunismo, a cura di Gabriella Carlucci. Ora, per carità, non ci sogneremmo mai di turbare il bucolico clima di dialogo tra governo e opposizione (si fa per dire). Ma vorremmo sommessamente e pacatamente invitare il nostro meraviglioso governo a darsi una calmata: avete cinque anni davanti, non potete sparare tutte le cartucce in una settimana. Per la dichiarazione di guerra alla Cina aspettate qualche giorno, se no poi fino al 2013 ci si annoia. Oltretutto, son passati solo due anni dagli ultimi successi internazionali del Cainano e, almeno all’estero, non sono ancora dimenticati.
In Danimarca è sempre vivo il ricordo di quando il Cavaliere di Hardcore offrì la sua signora al premier Rasmussen, “molto più bello di Cacciari”. In Turchia non si scordano i suoi tentativi, alle nozze del figlio del presidente Erdogan, di dare una toccatina alla sposa tutta fasciata di veli e, per il rito islamico, assolutamente inavvicinabile. In Finlandia la presidente Tarja Halonen non può scordare quando il Latrin Lover brianzolo svelò di averle “fatto la corte, riesumando le mie doti di playboy”, perché lei cedesse all’Italia l’Agenzia alimentare europea; poi tentò di rimediare, raddoppiando la gaffe: “Io corteggiare una così? Ma l’avete vista bene?”. Ci resta, per ora, l’amico Putin. A meno che gli sovvenga quel che accadde in una fabbrica Merloni vicino a Mosca, dove l’amico Silvio tentò di baciare un’operaia, che purtroppo fuggì terrorizzata. Ma pacatamente. E sempre dialogando.
(fonte voglioscendere)